Resurrezione
a cura di Cristina Cester
Presento oggi un libro molto denso, dal titolo “Resurrezione – Fisica quantistica, teologia e mistica a confronto”, scritto a più mani da Federico Faggin, fisico, inventore e imprenditore italiano, Paolo Scquizzato, teologo e docente di Antropologia Teologica, Paolo Gamberini, gesuita e teologo con ricerca orientata al post-teismo, Annamaria Corallo, teologa biblista fondatrice del progetto di ricerca trans-teista “Il Telaio di Lidia”, Luciano Locatelli, presbitero, teologo biblista e missionario in Africa.
Inizio da una parola che non conoscevo e da un movimento di cui ignoravo l’esistenza: trans-teista. L’approccio trans-teista mette in discussione non la Bibbia in sé, ma il modo col quale è letta oggi, cioè quello letterale, perché i libri biblici sono impastati di una concezione mitica della realtà, un tipo di comunicazione simbolica che rimanda ad altro. Questo approccio di lettura dovrebbe essere utilizzato non solo per i testi biblici, ma per tutti i testi antichi, dovremmo, cioè, sforzarci di comprendere il linguaggio e l’orizzonte comunicativo di chi li scrisse.
Gli interventi di Faggin riguardano il rapporto tra scienza e spiritualità, e la coscienza. Riconosce che le prime due sono facce della stessa medaglia o, con una parola a lui cara, sono irriducibili, perché è impossibile separare queste due “facce”. Le indica come l’aspetto esteriore e interiore, le esperienze che viviamo e quelle che elaboriamo. Scrive: “… noi siamo enti coscienti che sopravvivono al corpo, perché non sono mai stati dentro al corpo: è il corpo che è manifestazione della coscienza. Esattamente l’opposto di quello che la scienza oggi ci dice. Soltanto se operiamo questo rovesciamento di paradigma possiamo risolvere i problemi che abbiamo di fronte…”.
Molto interessanti anche le pagine sul dibattito intorno alla coscienza, che chiama in causa il destino e il libero arbitrio, su cui da sempre l’essere umano si è interrogato. Dove egli ribadisce che è la coscienza che crea il cervello, lo crea perché vuole conoscere.
Scquizzato inizia presentando un parallelismo tra la religione cristiana e quella dell’India, in particolare la tradizione delle Upanishad, rispetto alla domanda: chi è l’essere umano? Porta l’attenzione sul Sé autentico che sta al di là dell’io e che è uno con il Sé universale, con la legge dell’universo. Egli intende la resurrezione “come un evento di risveglio, chi giunge al risveglio di sé conoscerà pure la resurrezione, ossia non muore più”.
Gamberini introduce il paradigma post-teistico, un ripensare la Pasqua e ai racconti della resurrezione non come fonti attendibili dal punto di vista storiografico. Aggiunge che la “resurrezione deve essere considerata come un evento straordinario, un evento che trascende la storia e il cosmo, ma che allo stesso tempo influenza e determina la fine del mondo e il corso della storia”. Aggiunge anche “la resurrezione di Gesù, quindi, non è un evento miracoloso – unico e singolare – accaduto nella storia, ma è la rivelazione di Qualcosa che continuamente e dovunque sta accadendo nella creazione. Resurrezione e trasformazione sono, infatti, il modello e il paradigma universale di ogni cosa”. In quest’ultima affermazione possiamo trovare tutta la ciclicità della vita, che muore e rinasce continuamente, secondo le stagioni e che continuamente si trasforma.
Locatelli ci porta a riflettere che, secondo i discepoli, il corpo fisico di Gesù fu “assunto in cielo”, ossia, secondo la concezione di quel tempo, portato nell’ambito del divino. Questo lo porta poi a scrivere che la “componente spirituale della nostra esistenza costituisce una sorta di campo unificato e unificante”. Rimanda quindi ai principi di fisica quantistica che ci stanno aprendo a dimensioni del mondo nuove e tutte da esplorare.
Infine, Corallo ci introduce a una visione storica, teologica e spirituale della resurrezione. Ci dice che prendere i testi alla lettera e acriticamente è tradire le intenzioni del testo biblico, ma anche ricostruirli scientificamente e ritenere che tali fatti materiali siano vincolanti per la fede è una grande ingenuità teologica. Lei per lettura spirituale intende la possibilità che il testo parli alla vita di chi ascolta per “lasciarsene trasformare”. Un altro suo apporto che ho trovato estremamente significativo è il discepolato femminile. Scrive che comparando i racconti dei quattro Vangeli, veniamo a sapere che per le apparizioni di Gesù risorto le protagoniste sono le discepole. Usa questo termine non a caso, perché nelle varie traduzioni è scritto “donne”, ma questo termine secondo lei “non rende giustizia al ruolo discepolare che costoro ebbero in relazione a Gesù. Parlare di donne e di discepoli (maschi) significa implicitamente sminuire il peso e la presenza femminile nella comunità discepolare di Gesù”. In effetti, se sostituiamo la parola donne con discepole i racconti acquistano una diversa prospettiva e profondità.
È una lettura stimolante, con passaggi a volte non facili, ma che aiuta a riflettere sia sulla cultura che ci è stata trasmessa, sia su come ci sia un nuovo dibattito rispetto a religione e scienza.
