Tecniche dello Yoga”
Parlerò oggi di un saggio scritto da Mircea Eliade (1907-1986) nel 1948, ma tuttora attuale. Mircea Eliade fu uno dei massimi storici delle religioni, professore prima a Parigi poi a Chicago, ma soprattutto autore di moltissimi libri. Ebbe un’esperienza diretta della cultura indiana sotto la guida del poeta e storico del pensiero indiano Surendranath Dasgupta e visse diversi anni in un ashram indiano.
Fra i suoi molti testi ho scelto di presentare “Tecniche dello Yoga”, perché non è il “solito” manuale di Yoga, come farebbe supporre il titolo e come se ne incontrano ormai molti, ma una ricca indagine sul mondo ideale indiano che ha visto sorgere i diversi tipi di Yoga.
Si tratta quindi di addentrarsi nella filosofia yogica, secondo la quale, per raggiungere il distacco dal mondo, occorre praticare una serie di discipline psicofisiche che permettono di conoscere sé stessi nei diversi piani: fisico, psichico, mentale e spirituale.
Fra le diverse tecniche esposte fondamentali sono quelle della respirazione e dell’amore. L’autore fa una disamina dei rapporti tra lo Yoga e le diverse religioni, all’interno degli orientamenti mistici, gnostici e misterici della spiritualità indiana.
Difficile? Non particolarmente, perché la sua lettura è scorrevole, ma attenzione perché all’inizio egli stesso avvisa che “gli elementi essenziali delle pratiche yogiche non possono sempre comunicarsi per mezzo della scrittura”, come a dirci che è solo attraverso la pratica e l’esperienza che possiamo cogliere il cuore dello Yoga.
In modo graduale ci conduce all’interno di questa antica disciplina, sempre spiegando i termini che usa, ma soprattutto illustrando in modo semplice le varie dottrine e rapportandole sia con la filosofia occidentale che con la moderna psicologia, come nel capitolo “Il Sé”, dedicato all’anima e allo spirito.
A proposito della respirazione scrive: “La concentrazione su quella funzione vitale che è la respirazione ha per effetto, nei primi giorni che la si pratica, un’inesprimibile sensazione di armonia, una pienezza ritmica, melodica, un livellamento di tutte le asperità fisiologiche. In seguito essa lascia scorgere un sentimento oscuro di presenza nel corpo, una calma coscienza della sua propria grandezza. È evidente che codesti sono dei dati semplici, accessibili a tutti, comprovati da chiunque tenti questa disciplina preliminare della respirazione”.
Il libro riesce a dare un “ordine” alla complessa spiritualità indiana, evidenziando sia i punti in comune, che le differenze fra le diverse correnti filosofiche/culturali, spazia dal Raja Yoga alla mistica buddista, dall’induismo al Tantra.
Scrive: “Principio di unità spirituale indiana, lo Yoga fu altresì il più sicuro strumento della conquista spirituale, l’agente più fertile nell’espansione induista e buddista”.
Infine, posso dire la lettura è accattivante e utile a tutti coloro che desiderano una visione più ampia del mondo dello Yoga, approfondendone gli aspetti filosofici e mistici.
Sicuramente l’autore ha una visione ricca e articolata del rapporto umano col Sacro, una visione che integra il pensiero occidentale con quello orientale.
